C’era da aspettarselo, Xiaomi verrà valutato 27-34 volte gli utili previsti per il 2019.
Il mercato (a detta di molte banche) ha piena fiducia nella capacità dell’azienda cinese di crescere in maniera esponenziale nella produzione di smartphone prossimo a una quotazione di 10.000.000.000 (sì, 10 miliardi) di $.
Queste (le banche), inoltre, sono del parere che l’Ipo regalerà a Xiaomi un premio sul prezzo del titolo che sarà il doppio di quello che riceve Apple, l’azienda americana da cui l’imprenditore Lei Jun, CEO dell’azienda cinese ha tratto ispirazione (e tutti sappiamo quanto in Cina sappiano trarre ispirazione) quando fondò Xiaomi.
La valutazione di Apple ad oggi si aggira a circa 14,5 volte gli utili adjusted stimati per il 2019, ma Morgan Stanley indica che Xiaomi potrebbe raggiungere con la quotazione un valore compreso fra 65 e 85 miliardi di $.
Il titolo sarebbe saltato a quote così alte grazie alla rapidità con cui l’azienda sta crescendo su scala globale conquistando marketshare.
Morgan Stanley ha inoltre affermato che l’azienda cinese sarebbe in grado di accaparrarsi multipli più ricchi anche di rivali che producono gadget intelligenti come Fitbit e GoPro o dei colossi cinesi Alibaba e Baidu.
Le stime delle altre banche d’investimento americane che fanno da sponsor per l’Ipo di Xiaomi sono ancora più generose: secondo Goldman Sachs, l’azienda potrebbe portare il suo valore a 70-86 miliardi di $; JPMorgan addirittura 71 e 92 miliardi di $ (grazie ai brillanti tassi di crescita e al robusto cash flow previsto almeno fino al 2020), per CLSA il valore si assesterà fra 80 e 90 miliardi.
I documenti sull’offerta pubblica iniziale di Xiaomi sono stati presentati a inizio maggio alla Borsa di Hong Kong e includono i dati finanziari più recenti.

Diamogli una sbirciata insieme!
I ricavi del 2017 sono aumentati del 67,5% su base annua a 114,62 miliardi di yuan (18 miliardi di $), di cui 82,5 miliardi generati dalle nazionali (+39,2%) e 32,1 miliardi da quelle all’estero (+250,4%).
L’utile operativo sale a 12,2 miliardi di yuan contro i 3,8 miliardi del 2016, ma il risultato netto è in perdita per 43,9 miliardi di yuan (circa 7 miliardi di $) per effetto dei costi di conversione di obbligazioni convertibili; senza queste spese, l’utile netto è cresciuto a 5,4 miliardi di yuan contro 1,9 miliardi dell’anno precedente.
Gli smartphone rappresentano il 70,3% delle vendite.

Bloomberg riporta che Xiaomi ha come mission quella di mettere insieme con la Ipo circa 10 miliardi di $, di cui metà nell’ingresso sui listini a Hong Kong e metà sui listini della mainland China.
C’è da dire comunque che tutte le ricerche delle banche sponsor sono preparate pre-Ipo e non è detto che siano fedeli alle prestazioni future di Xiaomi, ma possono servire da indicazione della probabile risposta del mercato alla quotazione dell’azienda di Pechino.
Xiaomi potrebbe anche arrivare a vendere 130 milioni di smartphone quest’anno in modo da ottenere un incremento del 42% sul 2017.
Nel 2019 le vendite potrebbero salire a 179 milioni di unità e nel 2020 a 218,6 milioni, avvicinando ancora di più l’azienda ad Apple, che nell’ultimo anno fiscale ha venduto 216,8 milioni di iPhone.
Questo maggio Xiaomi ha inaugurato a Milano il suo 1° store italiano: il produttore cinese di smartphone, che ha conquistato la 4ª posizione in Europa per volumi di vendita dopo Samsung, Apple e Huawei, è arrivato in Italia a 2 giorni dall’ingresso nel mercato francese con 2 smartphone di punta e una serie di dispositivi IoT e lifestyle che seguono la filosofia del CEO Lei Jun: prodotti di gamma alta a prezzi molto convenienti.

Edo jeeg

Edo jeeg

Nerd, Gamer , Japan addicted.

Leave a Reply