Sapete cosa vi paralizza ancor di più che trovarvi un dinosauro davanti?
La suspense e lo status di tensione su cui
Jurassic World: Il regno distrutto ha deciso di puntare.
Dalla calamità naturale del vulcano in eruzione su
Isla Nublar alle argomentazioni animalistiche, passando per l’ormai scontata rivalità tra filosofia morale e avidità congenita, la pellicola prepara meticolosamente la scaletta che ormai ci è nota.
Questa volta si è coscienti sui temi che bisogna trattare in modo superficiale (la storia) e su cosa invece bisogna perseverare affinché il pubblico resti con il fiato sospeso (la suspense).
Oltre ai nostri amati dinosauri colui che davvero ha lasciato una profonda traccia del suo passaggio è stato il regista spagnolo
Juan Antonio Bayona.
La saga creata daSteven Spielberg
 nel lontano 1993 ha riacceso 3 anni fa la passione per le creature estinte.
Jurassic World è ancora ad oggi il 5° miglior incasso di sempre al box office mondiale.
I protagonisti sono sempre loro, gli eroi preistorici per cui non si bada mai al budget nel ricrearli al computer o dal vero a dimensioni naturali, con gli artigiani degli effetti speciali di un tempo ormai distante.
Il regista di turno ha dovuto assecondare una forza maggiore di quella che può sopportare (come del resto fece Colin Trevorrow 
nel 1° film), ma Bayona riesce a lasciarci qualcosa.
Lo spagnolo ha la mania dei riflessi, specchi e grandi vetri raddoppiano tensione e paura, e grazie ad un impeccabile uso delle ombre riesce a disegnare sui muri quei contorni propri del più classico terrore infantile.
Autoreferenziale, saccheggia i chiaroscuri dall’ horror
The Orphanage, suo film d’esordio, rendendo più digeribile una sceneggiatura un pò forzata sugli snodi narrativi.
Scritto sempre da
Trevorrow e Derek Connelly, Jurassic World: Il regno distrutto mette a fuoco e scorre veloce lasciando spesso il primo piano all’azione e delineando in maniera più completa i personaggi rispetto al precedente film.
La presenza femminile fa un salto in avanti sia in quantità che in qualità.
La Claire di
Bryce Dallas Howard è attiva e determinante più di quanto non sia Owen (sempre Chris Pratt).
Quest’ultimo ha la commedia nel sangue (e lo sappiamo bene), sono sufficienti un paio di scene per ricordare le sue espressioni facciali e una sequenza epica tra il magma rovente in cui recita solo con il corpo.
La dottoressa latino-americana (interpretata da Daniella Pineda) è tosta quanto basta per salvare un dinosauro e ammutolire in più occasioni i temibili mercenari, primo su tutti il loro boss (interpretato da
Ted Levine).
Ogni volta che in una scena troviamo Maisie (la bambina interpretata da Isabella Sermon), è come se il regista scaricasse la Slot Machine!
È infatti sul suo personaggio che la saga ha investito cospicuamente .
Ciò che davvero però
Jurassic World: Il regno distrutto riesce a farci capire è che di fronte ai temibili dinosauri è sempre l’uomo l’unico vero animale da temere per il futuro della sua stessa specie e di tutte le altre.
Il messaggio lo captiamo attraverso le parole pronunciate dal dottor Malcolm (un ritorno, seppur per poco più di un cameo, del carismatico
Jeff Goldblum).
Perseverando negli errori in un arco di ben 5 film, la razza umana è in assoluto la più deleteria per più di un motivo: per essere andata contro natura nel ricreare questi animali preistorici, aver tentato di sfruttarli a scopo di lucro e per non aver mostrato sensibilità alcuna nei confronti di questi esseri viventi.
La saga di
Jurassic World, che naturalmente non termina qui, non può far altro che ripetere il circolo vizioso forzando la mano sulla manipolazione genetica.
Alcuni cattivi verranno divorati, e questo è il minimo richiesto per chi paga il biglietto (si tratta pur sempre di un family movie che non può permettersi di essere traumatico).
Quel terrore infantile citato in precedenza è inevitabilmente e senza alcun dubbio zuccherato.

Bello, divertente, intrattenimento puro.
Visivamente apprezzabile e avvincente, se viene però analizzato soltanto sotto l’aspetto del puro intrattenimento…Cioè?
Il problema che subito notiamo è che alla fine si rimane con la sensazione di aver visto una grande insalata di idee sviluppate in maniera superficiale e poco chiara.
Fra le note negative del film c’è anche il dinosauro cattivo,
l’Indoraptor (nome davvero imbarazzante) che non riesce mai a convincerci nella sua brutalità.
Ciò che però farà alzare notevolmente il voto è il finale che apre spiragli di novità determinanti per le sorti dell’intera saga.

Voto :8

Edo jeeg

Edo jeeg

Nerd, Gamer , Japan addicted.

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